Nelle ultime settimane si è svolta a Venezia la celebre Mostra internazionale d’arte cinematografica, uno dei festival più importanti per il settore, ed anche uno dei più noti globalmente. In molti in questi giorni si sono interessati all’evento, chi aspettando di scoprire quali fossero i film premiati, oppure chi semplicemente ha preferito ammirare gli splendidi look delle celebrità che sfilavano lungo il red carpet.
Oggi analizzeremo i vincitori del festival, soffermandoci sui premi principali (escludendo quindi la sezione Orizzonti ed altre premiazioni secondarie).
Iniziamo con le coppe Volpi, quella per la miglior interpretazione femminile è stata data a Xin Zhilei, per il film The sun rises on us all,quella per la miglior interpretazione maschile è invece stata assegnata a Toni Servillo, per la pellicola La Grazia di Paolo Sorrentino.
Per quanto riguarda la prima, Xin Zhilei non era stata riconosciuta parecchio durante il festival, a differenza di tante altre attrici più papabili per la vittoria, come Valeria Bruni Tedeschi per il film sull’attrice Eleonora Duse, Duse, o anche Amanda Seyfried per The testament of Ann Lee, parecchio apprezzato durante la cerimonia.
Invece Toni Servillo, è stato immediatamente riconosciuto da critica e pubblico, quindi non vi è stata alcuna grande sorpresa, anche se erano presenti tanti altri ottimi attori possibili per la vittoria, ad esempio Jacob Elordi per il Frankestein di Guillermo del Toro, o anche Lee Byung-Hun in No Other Choice di Park Chan Wook, che nonostante fosse uno dei film più acclamati è rimasto senza alcuna vincita.
Il premio alla miglior sceneggiatura è stato vinto dal film francese À pied d’œuvre, della regista Valérie Donzelli, e l’italiano Gianfranco Rosi ha vinto il premio speciale della Giuria per il documentario Sotto le nuvole.
Inoltre è possibile ricordare la più grande sorpresa della serata, ossia il Leone d’argento per la miglior regia, assegnato all’americano Benny Safdie (conosciuto per la regia insieme al fratello di Diamanti Grezzi e Good time), per il film The Smashing Machine, che vede il debutto in un ruolo drammatico di Dwayne “The Rock” Johnson. Per questo premio in molti puntavano su Kathryn Bigelow, regista di A House of dynamite, anche se è rimasta a mani vuote.
Proseguendo arriviamo al Gran premio della giuria, assegnato a The voice of Hind Rajab, probabilmente il film più chiacchierato del festival, difatti questa pellicola che descrive i tragici eventi che stanno attualmente avvenendo a Gaza, si è guadagnata una standing ovation di ben 22 minuti dopo la proiezione, la più lunga di tutta la cerimonia. Questo lungometraggio era considerato come il più papabile per la vincita del Leone d’oro, anche se la giuria di quest’anno, presidiata dal regista Alexander Payne, ha deciso diversamente, portando Father mother sister brother di Jim Jarmusch alla vittoria.
In molti hanno criticato questa scelta, compresa l’attrice brasiliana Fernanda Torres che faceva parte della giuria, sia per la sconfitta di The voice of Hind Rajab, sicuramente film più adatto al momento storico che stiamo vivendo, ed anche per il film di Jarmusch, non apprezzato nella sua interezza da molti a differenza di tanti altri film che invece sono rimasti senza premi. Ricordiamo infatti che film acclamati come il Frankestein di Guillermo Del Toro, Bugonia di Yorgos Lanthimos e tanti altri non sono stati considerati.
La vittoria di Jim Jarmusch per il Leone D’oro può comunque essere giustificata per 2 motivi, in primo luogo conoscendo il presidente di giuria Payne, che ha avuto più di tutti la decisione sul film vincitore, difatti il suo linguaggio cinematografico è più vicino a quello di Jarmusch rispetto che a quello di altri registi presenti alla mostra, come Kaouther Ben Hania, regista di The voice of Hind Rajab, ed inoltre bisogna ricordare che questa è stata la prima volta di Jarmusch al festival di Venezia, quindi può quasi essere considerato come un premio alla carriera.
Avendo analizzato i premi, adesso possiamo soffermarci su alcune previsioni per la mostra cinematografica dell’anno prossimo.
Per quanto riguarda il presidente di giuria, dato che non vi è stato alcun presentatore principale italiano dal 2013, quando a capo della mostra vi fu Bernardo Bertolucci, si può pensare che il futuro presidente possa essere Paolo Sorrentino, che proprio quest’anno era presente alla mostra come partecipante del festival. Potrebbe anche essere possibile il nome di Luca Guadagnino, uno dei registi più apprezzati dell’ultimo decennio, e non è da escludere un eventuale presidente di giuria straniero, magari il regista greco Yorgos Lanthimos, o anche il regista coreano Park Chan Wook, tutti presenti quest’anno al festival.
Per quanto riguarda i partecipanti alla cerimonia, considerando i film in uscita il prossimo anno, si può considerare quasi certa la presenza di Alejandro Gonzalez Iñarritu (regista di Birdman e Revenant), spesso presente alla mostra, con il suo nuovo film con protagonista Tom Cruise; probabilmente vi sarà Martin McDonagh, regista de Gli spiriti dell’isola premiato nel 2022 con la coppa volpi a Colin Farrell, che potrebbe ritornare con il suo nuovo film Wild Horse Nine. Da non escludere infine eventuali sorprese, come l’ipotetica presenza di Terrence Malick, eccelso regista di The tree of life, che lavora al suo nuovo film The way of the wind sulla vita di Gesù dal 2019, che sicuramente ci stupirà come è stato fatto quest’anno.
